CADE LA TENEBRA
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Title: Falls The Shadow - Author: Talriga - Category/Ships: Drama, angst. Gen - Summary: A Horcrux hunt; a final battle; death; and the aftermath of war. Redemption, resurrection, and restoration, in four parts. HP, SS, gen. Author's Note: This story was begun way back in October of 2005, when I first decided to try my hand at fanfic. Needless to say, it has... well, evolved….. ….The title is taken from T.S. Eliot’s “The Hollow Men.” eyes I dare not meet in dreams As always, hope you enjoy! – Tradotto da Cuccussétte – Drammatico, Angst, Generico – Per temi forti, questo è un racconto per gente matura davvero – Caccia all’Horcrux, battaglia finale, morte e le conseguenze della Guerra ! In quattro parti, ma presentato come un unico racconto. – ATTENZIONE: muoiono diversi personaggi ( Ron, Draco, Bellatrix… ) Qua l’Originale: http://www.fanfiction.net/s/3062511/1/
Quando venni per la prima volta a Hogwarts a insegnare Pozioni – e spiare per Albus, sebbene l’Oscuro Signore credeva che lo facessi per lui – era ancora qualche mese prima della sconfitta dell’Oscuro Lord ( no, non posso chiamarla ‘sconfitta’, ma ‘momentaneo arresto dell’avanzata’ sarà un sinonimo soddisfacente, ovvio, sebbene non parrà certo soddisfacente all’Oscuro Lord.
Ricordo di essermi seduto nell’ufficio di Albus, di aver rifiutato con decisione un agro sorbetto al limone, e aver detto al venerabile vecchio, “Non sei d’accordo che gli studenti dovrebbero sapere come è, essere un Deatheater?"
Gli occhi lucenti di Albus mi scrutarono dalla cima dei suoi folli occhiali a mezzaluna – lo prendevo sempre in giro per quei ridicoli occhialini. “E cosa hai in mente, Severus?” ( sono proprio certo che sapesse pienamente cosa avevo in mente. Quel saggio aberrante ). Di conseguenza, mi diede implicita licenza di terrorizzare gli studenti dei futuri quindici anni. Ho sempre ritenuto che niente scacci l’idea di diventare Deatheater, come i vecchi ricordi di scuola, di avere un temuto e sospettato Deatheater, conosciuto come l’acido Professore di Pozioni e terrore di Hogwarts, che incombeva su di te mentre lavoravi. Come bonus, la mia dedicata antipatia fece uscire il più alto numero di buoni O.W.L. e N.E.W.T. da un po’ di tempo, sebbene Minerva mi scoccasse sempre occhiate di disapprovazione. Albus era più comprensivo. “Qualsiasi cosa aiuti gli studenti,” avrebbe detto lieto. “Ricorderanno ogni singola pozione, e anche tu, Severus."
Di questi tempi, ovvio, dopo stanotte, probabilmente mi rammenteranno come l’assassino di Albus Dumbledore. Ciondoleranno in giro e sussurreranno del tradimento. Il traditore.
So di non essere un traditore. Ho fatto quello che Albus mi ha fatto fare. non sarò un traditore fino a quando non fallirò nel recuperare le altre Horcruxes. Il fatto è che, fino a stanotte, c'erano due che lo sapevano. Adesso ce ne sta uno solo. posso immaginare la scena all'Infermeria di Hogwarts: Poppy disperata si stringe le mani, gli occhi di Minerva rossi per il pianto, e tutti gli altri che si chiedono perché. Poteva avermi dato l’ordine quindici anni fa, e lo avrei eseguito. Eravamo d’accordo, sebbene abbia lottato fino all’amara conclusione. Nell’ultima discussione che avemmo sull’argomento, mi disse, “Severus lo sai che sono sacrificabile. Sono vecchio. E’ per il bene di tutti che devo morire."
In risposta gli dissi, amareggiato, “La via per l’inferno è lastricata di buone intenzioni."
E Albus mi sorrise triste, e non mi disse altro.
Cammino silenzioso per la via di campagna. E’ a parecchia distanza da Hogwarts in Scozia. Sono nei terreni del Devonshire, pieno di malinconia e abbastanza misterioso. Assai simile alla mia personalità, devo ammettere, sebbene sia difficile separare la mia vera personalità dalle mie maschere. E ce ne sono assai: odio di Potter e dei Gryffindor in generale, favoritismi verso gli Slytherins, disprezzo per ogni leggerezza...
Il problema con le maschere, dissi una volta ad Albus, è che certe volte le maschere si appiccicano da sole addosso a te. E non sarai capace di distinguere le differenze.
Ciò è agghiacciante. Fare finta è una cosa, perdere la tua individualità è altra cosa.
Dietro di me, c’è una di quelle cupe, inospitali colline per cui il Devonshire è famoso, e che si ergono dalle ombre cupe della boscaglia. Ci sono zolle coperte di muschio e mucchi di cespugli verdi, e il vento frusta i rami, così che gli alberi gettano ambigue ombre sulla mia strada. La via di campagna che percorro è una di quelle che non vengono usate da tanto, le sole indicazioni che sia mai stata usata sono i solchi impressi a fondo di ruote di carro, e anche quelle stanno sbiadendo. La zona dove sono è una delle parti meno popolate dell’ Inghilterra,e ed è la principale ragione per cui mi trovo qui.
Mentre continuo ad avanzare, lo sguardo viene attratto da uno di quegli alberi da inferno, contorto e piegato. Qualcosa brilla nella luce. Mi fermo e come mi avvicino, posso vedere un piccolo ciondolo a forma di fenice, appeso a un ramo e battente contro il tronco dell’ albero.
“Ingegnoso, Albus,”sussurro, e faccio ondeggiare la bacchetta, individuo le barriere in quell’area. Bene, solo io posso avvertirle – resteranno non individuabili per gli altri. Cenno e dico piano, “Faire enrager quelqu’un.” Ho una lieve idea di dove Albus abbia preso la parola d’ordine – è il francese di << prendi la capra di qualcuno >>, e non ho dubbio che sia connesso al fratello Aberforth e alla sua rara passione per quelle.. persuasioni da capra.
E come faccio il passo decisivo verso l’albero, sento una debole sensazione di prurito quando le barriere controllano la mia identità, e all’improvviso una casa scoppietta fuori dal nulla davanti ai miei occhi. E’ una casa abbastanza compatta, circondata da larghe zone di terreno attorno, utili per far crescere erbe e ingredienti per le pozioni. Abbiamo pensato a tutto. Avanzo nel sentiero battuto fino alla casa sicura, dove starò fin quando occorrerà. E’ stata messa lì da Albus e me, e la chiamò <<Dodicesima notte>>, dopo una commedia babbana. Dopo Hogwarts, Draco e io andammo ai quartieri generali dell’Oscuro Lord – casa Ridde – e facemmo rapporto. Draco, per miracolo scampò alla Cruciatus. Venni premiato ( me l’aspettavo) e l’Oscuro Lord mi disse di nascondermi fino quando non avesse avuto nuovi ordini per me. Nessuno si occupò di chiedermi dove sarei andato – le locazioni erano parti pericolose di informazione, e pure l’oscuro lord non faceva domande sui nascondigli. Ovvio, questo aveva più a che fare con il sui interminabile senso di superiorità, intelligenza ed arroganza, piuttosto che con l’avere informazioni sottratte all’Ordine. E l’Oscuro Lord amava sempre crogiolarsi e vantarsi dei suoi successi. Anche quando lasciai il raduno, continuava a vanagloriarsi della morte di Albus davanti al pubblico attento o irretito di nome Bellatrix Lestrange, la cui rapita attenzione veniva di tanto in tanto interritta da brevi segni di fastidio ogni volta in cui menzionava il mio nome. Non le piaceva le si ricordasse di come avesse fallito l’anno prima, mentre io ero riuscito.
Avevo avuto successo, infatti, e oltre I miei desideri più espliciti. Sebbene l’Oscuro Signore non sarebbe stato così felice, se avesse saputo cosa voleva dire davvero per me. Nessuno vivente, eccetto me, lo sapeva. sapeva. Frugo in tasca e chiudo le dita attorno a una fredda chiave di bronzo. Quando la estraggo e la guardo, pare assai ordinaria, sebbene non lo sia, considerando lo schema degli eventi – e il fatto che sia la chiave di casa della tanto desiderata casa di un fuggitivo. Sblocco la porta e la apro spingendo; come entro, le torce allineate alle pareti prendono a brillare, le fiamme prendono vita. La sala d’ingresso si riempie di luce, e sbatto le palpebre per un momento. Ma allora i miei pensieri vengono interrotti da una voce familiare. Una voce assai familiare, una voce irritante. Penso ai sorbetti al limone, e non trattengo il lieve e del tutto sincero sorriso sulle labbra. Se Potter mi vedesse ora, gli prenderebbe un colpo. E non solo perché sorrido. Dopo tutto, c’è quell’altra piccola faccenda degli eventi della nottata...
“Hai fatto quello che ho chiesto, Severus?"
“Sì, lo feci, su tuo ordine,” dico infastidito, chiudo la porta alle mie spalle e la serro di nuovo. “Pensi che non lo avrei fatto?” ma il mio fastidio nasconde la spossatezza e la tristezza sepolta, e anche l’ascoltatore se ne accorge.
“Certo che no,” viene di nuovo la voce. “Ti conosco troppo bene. Non sei quel genere d’ uomo.”
Vado in cucina, tengo la faccia composta quando guardo su.
Sospeso sulla parete c’è il ritratto di Albus Dumbledore. In segreto ha fatto due ritratti di sé stesso. Uno è posto nell’ufficio a Hogwarts, l’altro sta qui. Gli dissi, quando fu il momento, che mi sarebbe stato utile ascoltare qualsiasi cosa di quanto avveniva a Hogwarts, specialmente se Minerva avesse tenuto riunioni nell’ufficio ( supportato, ovvio, dalle notizie date dall’altro ritratto di Albus). Albus aveva senso pratico, e convenne.
Ora, mentre guardo il ritratto, tutto quanto sento è una sorta di vago sollievo, perché non sarei stato solo nel mio eremitaggio. Albus poteva essere morto nella vita reale, ma l’immagine è saggia e acuta come il vero Albus, e ho l’impressione che avrò bisogno dei suoi consigli, in futuro. Schivare sia gli auror sfrenati, sia i rabbiosi membri dell’Ordine non è una situazione su cui ami riflettere.
E ancora, nemmeno l’essere Deatheater.
“Severus,” dice Albus. “Se tu potessi illuminarmi su quanto è avvenuto."
Annuisco rapido, e mentre spezzo il sigillo di una bottiglia di butterbeer, inizio a raccontargli della veramente eccitante notte che avevo passato, con sarcasmo evidente. Lui solo chioccia e sorride, ma è tutto orecchi. Gli occhi luccicano nella fioca luce, e la faccia dipinta si fa dura per la determinazione di vincere. vincere.
E mi chiedo come potrò essere capace di completare l’immane compito che mi richiede.
Posai una mano rassicurante sulla spalla di Draco, quando l’Oscuro Lord lo chiamò vicino. Girò la testa biondo platino un poco, per guardarmi, e vidi uno sguardo di malcelata paura. Tremò nella pungente aria di inizio Novembre
E’ così giovane, e già soffre sotto il giogo di un oppressore più insidioso del grosso di quelli che ho conosciuto. Poiché fin dalla nascita ha subito il lavaggio del cervello, costretto nell’instabile ruolo di Deatheater, ed è chiaro che non è adatto allo scopo.
Sembra che si sia affidato a me come mentore. Gli ho permesso di fare a quel modo, ma solo perché tutti gli altri Deatheater sono, in franchezza, compagni ancora più scialbi. La maggior parte ha perso almeno una parte della propria razionalità, grazie ai Dementors di Azkaban ( notate Rabastan Lestrange, che scoppia in risate isteriche di tanto in tanto – suono agghiacciante, ammetto). Quelli sono i Deatheaters che alla fine l’Oscuro Lord ha liberato da Azkaban un paio di mesi or sono, e anche se avevano passato il loro anno senza Dementor, la loro sanità non era tornata. Narcissa tendeva a piangere parecchio. Gli altri erano sanguinari e bigotti. Draco, da parte sua, è un pivello spaventato e sprecato che chiaramente non sa cosa fare. Non esattamente quello che desidero per compagnia, ma è meglio del grosso. E qualche volta, non posso trattenermi dal provare pietà per lui. Ho sentito che vive a Ridde House, e mi chiedo come riesca a passare le giornate con l’Oscuro Lord che guarda ogni sua mossa.
Metto i pensieri da parte, mi concentro sulla missione che ho alla mano. Ho fatto tutto regolare nei passati raduni dei Deatheaters, e non posso fare altri errori. Se li faccio, muoio.
Draco entrò nel cerchio dei Deatheaters, e giurai per un attimo di averlo visto tremare come un’insidiosa pila di ciocchi di legna, pronta a crollare qua e la'. L’Oscuro Lord si alzò dal trono. “Draco Malfoy,” disse. La voce era sibilante, morbida, frusciante come quella di un serpente, quasi ipnotica nel tono. Concedo a un terzo della mia mente di prendere nota delle sue parole, e uso le altre due per creare un sommesso attacco Legilmency. “Ti ho dato un compito, uccidere Dumbledore. Hai fallito, vero, ma non mi attendevo che tu ci riuscissi alla prima, e i tuoi tentativi alla fine si sono rivelati giusti, con l’aiuto di Severus.” Piegò la testa nella mia direzione e cennai rigido. Raccolsi ogni mia energia mentale, e la rilasciai lentamente. Fece la sua strada serpeggiando fino alla predella, ed io senza farmi notare entrai nella mente dell’Oscuro Lord. Era un’avventura di colpo emozionante e sconvolgente, ed ero assai cauto. “Comunque, alla fine, quando Dumbledore giaceva davanti a te, debole e indifeso, ancora non riuscisti a lanciare la Maledizione Mortale. Sono certo che è stato così per la tua poca esperienza, e non per qualsiasi debolezza di cuore.” L’Oscuro Lord fece una pausa a effetto, e gli occhi rossi incontrarono quelli di Draco, grigi e dilatati. “Sono nel giusto?"
Non c’era davvero bisogno di fare la domanda a Draco, pensai mentre svicolavo tra un ricordo e l’altro, superando quelli che avevo già visto, e affondando in quelli che non avevo esaminato ancora. Perché avrebbe dovuto dire di no, e contrariare l’Oscuro Lord?
“Sì, mio Lord, certamente,” rispose Draco. La faccia era arrossata dalla paura, e guardava giù sul pavimento. A suo modo, era un contrasto stridente con il suo aspetto concitato. Era spezzato, sconfitto, e non poteva combattere. Penso che lo stesso Potter sarebbe stato altrettanto terrificato. La sua nobile disposizione d’animo non gli avrebbe permesso di godere dell’umiliazione del suo stesso nemico.
Gryffindor, penso, ma lo penso senza il consueto disprezzo. Invece, c’è una certa stanchezza nei miei pensieri. Ho fatto la spia così a lungo ( oltre una decade ) e sono spossato.
Non mi permetto di abbassare la guardia, specialmente a riguardo dell’Oscuro Lord.
L’Oscuro Lord è cambiato durante gli ultimi mesi. Ricordo quando, ansimando per respirare, alla fine arrivai in ritardo di diverse ore alla sua convocazione, e lo vidi imprecare per la fuga fin troppo fortunata do Potter. Lo vidi con terrore; era di nuovo l’Oscuro Lord. In quel momento, la faccia era piatta e bianca, con occhi rossi sgranati e fessure per naso, e la vice sibilava per la rabbia, poiché la sua portkey bi dimensionale, creata per portare lui e gli altri Deatheater a Hogwarts e provocare un massacro, aveva dato al nemico l’occasione per fuggire alla sua implacabile ira. Adesso, dopo numerosi rituali, aveva ripreso almeno qualche tratto del suo antico aspetto.
Stava davanti, i capelli scuri tirati indietro in modo impeccabile, la faccia pallida guardava giù verso Draco. L’unica cosa che era rimasta la stessa era il colore degli occhi; erano di un rosso lucente, come il giorno in cui si levò dal calderone, fumante e ribollente delle ossa del padre, carne del figlio, e sangue del nemico.
Sangue di Potter. Ma altri, meno cospicui, più aberranti persone erano suoi nemici, come me; era quello di cui l’Oscuro Lord non si era reso conto, e spero non capisca mai. Dopotutto, preferirei restare vivo.
“Già,” convenne l’Oscuro Lord in un tono di voce alquanto congeniale. Doveva essere felice dell’incursione dagli Weasley, credo. Tutti gli Weasley erano scappati, sapevo, ma i Dementors che avevano attaccato la Tana – ma che nome è, per una casa? – avevano distrutto un buon numero di Auror apparsi per combattere.
Da allora, avevo passato i ricordi della prima infanzia dell’Oscuro Lord ( sebbene possa apparire scioccante che egli abbia avuto un’infanzia ). Fui sorpreso quando scoprii che i suoi scudi di Occlumency , per quanto forti e sorprendenti avevano.. diversi punti deboli. Quando avevio indagato oltre, ero giunto all’allarmante conclusione che l’Oscuro Lord riteneva che nessuno potesse attaccarlo con Legilmency.
Ah, sì, l’arroganza di certa gente. Tanto spesso li distrugge. Non che mi lamenti.
E.. sì, un ricordo bizzarro mi lampeggiò davanti, nelle profondità della mente dell’Oscuro Lord. Tornai indietro ed entrai. Un giovane Tom Ridde, ancora bello e coi capelli scuri, stava aprendo la porta di Borgin and Burkes. Entrò dentro e lo seguii.
Il Tom Riddle del ricordo andò nella stanza retrostante. Si chinò su una tavola del pavimento allentata, la rimosse, ignorando i chiodi sollevati, e dalle pieghe della veste voluminosa estrasse un calice. Lo riconobbi d’un tratto. Era il calice di Hufflepuff, brillava glorioso d’oro. Estrasse la bacchetta, toccò il calice, mormorò un incantesimo. Il colore luminescente del calice di colpo si smorzò in un marrone sporco, e appena lo ripose, notai come si accordasse alla tinta del terreno.
Il Riddle del ricordo rimise la tavola al suo posto, estrasse la bacchetta e, con un elaborato sventolare, procedette a costruire una serie di barriere attorno alla zona di pavimento, impedendola grosso della gente di arrivare lì e sbirciare. Barriere fatte di antiche rune vennero erette. Ero a metà strada del guardare il procedimento quando la voce dell’Oscuro Lord spezzò la mia concentrazione. Mi affrettai attraverso il restante del ricordo, e mentre il ricordo girava sui tacchi e si defilava silenzioso dal negozio, altrettanto in silenzio uscii dalla mente dell’Oscuro Lord.
Draco, tremante, accondiscese ad apprendere le Arti Oscure dalla zia Bellatrix, mi chiesi quanto a lungo lui – ed io – saremmo stati capaci di sopravvivere a questo girone infernale di morte, tortura, e follia.
Borgin guardò su dal banco quando entrai, col cappuccio tirato sulla testa. Avevo un Incanto di aspetto, vero, ma non mi sono mai fidato troppo della sola magia. Per gli altri, come adesso, sono un uomo biondo dall’aria scialba, dalla faccia tonda, con occhi storditi marroni e aspetto insignificante.
Strinsi le labbra avvicinandomi alla cassa. Borgin mi gettò un’occhiata sdegnosa, poi disse, tagliente, “Come posso aiutarti?"
Merlino, quanto disprezzavo quel travestimento. Mi richiedeva di trattenermi, e cercavo a fatica di non fare occhiatacce a Borgin. “Cercavo dei libri,” iniziai con la voce più esitante che potessi produrre. Dentro di me, rabbrividii pensando a come dovessi apparire torpido. “Ne hai?"
“Puoi sempre andare da Flourish and Blotts,” disse Borgin. Era ovvio che non mi stimava affatto. Tanto meglio per me. E, tanto per ribadire, non ho gran opinione di lui. E’ un codardo senza spina dorsale, e lo dico senza dubbio alcuno. Solleva il naso a quelle persone che giudica inferiori a sé, e trema e si prostra davanti a qualsiasi persona che è più tagliente e minacciosa di lui. Pero vivamente che potrò scattare a agire nella mia consueta parte sarcastica, ma quello avrebbe allora rovinato il travestimento.
“Non quel genere di libro,” dissi, immettendo un tono indignato nelle parole. “Sai perché – perché sono qui. Per le Arti Oscure."
Borgin sospirò e mise da parte il Daily Prophet. Allungai un’occhiata ai titoli di testa, che dicevano << Deatheaters attaccano a Bristol!>> ( quella era la famiglia Finch-Fletchley. Non partecipai all’attacco, ma ne seppi molto dal delirante e arrabbiato Augustus Rookwood. E’ stato un caso stupefacente, che siano sopravvissuti tutti e tre i bersagli. Ovvio, i Deatheaters non si aspettavano che i bbabbani sparassero ripetutamente nel petto con un revolver, o li colpissero sulla testa con una padella di metallo – forte, assai forte. Mr. Fletchley è ritenuto un tiratore con armi da fuoco, la moglie è, a dirla tutta, una selvaggia virago. I giovani Castleton e McGinty non hanno mai saputo cosa li ha colpiti. Così, Castleton è morto e McGinty sta in coma al St Mungo’s, e affronta la possibilità di un’indagine degli Auror, non certo la cosa più piacevole del mondo. L’Oscuro Lord non era certo assai soddisfatto ).
Borgin si alzò in piedi e camminò impaziente verso la stanza retrostante. Cercai con fatica di non ridere. Era così facile accedere alle Horcrux dell’Oscuro Lord. Mi chiedo come mai l’Oscuro Lord abbia scelto, tra tanti posti, Borgin and Burkes, per nascondere una cosa così importante. Poi rammento che allora era assai più giovane, e la stanza retrostante di Borgin and Burkes era accessibile solo agli impiegati. Al giorno d’oggi, chiunque può entrarvi. Mi chiedo, ancora, se l’Oscuro Lord abbia cambiato il nascondiglio, o; ma forse, ancora ritiene che le protezioni siano adeguate – e, dopo tutto, chi sospetterebbe che abbia creato un’ Horcrux – sei Horcrux? Davvero, è troppo impegnato. Appena Borgin chiuse la porta dietro me e si voltò per chiedermi che tipo di libro cercassi, feci una smorfia incontrollabile, estrassi la bacchetta e dissi, “Stupefy”. Il getto di luce rossa lo colpì al petto e crollò al suolo.
Lo sollevai e lo trascinai lungo un lato della stanza, dove non avrebbe interferito col mio lavoro. Strinsi forte la bacchetta e avanzai verso la tavola allentata che ricordavo dalle memorie dell’Oscuro Lord. Comunque, a differenza del giovane Tom Riddle, non riuscii a sollevare la tavola con tanta facilità. Borbottai un incanto rivelatore tra i denti, e il complesso intrico di barriere risplendette accanto a me. Maledissi la paranoia dell’Oscuro Lord – sebbene, in quel caso fosse davvero giustificata – e mi misi al lavoro
C’erano due strati di barriere attorno al pavimento ( non riuscii a non ridere alla vista dell’Oscuro lord che incanta un parquet. L’assurdità dell’immagine va oltre ogni dire ) . il primo era basato sulle rune; il secondo strato, interno, era assai più tradizionale, e credo che forse potrei spezzare il primo strato, oggi. Ovvio , non sono così ottimista da pensare di agguantare in fretta l’Horcrux. Conoscendo l’Oscuro Lord, probabilmente aveva messo incantesimi sul calice per intrappolare qualsiasi ladro.
Scrissi tutte le rune che apparivano davanti agli occhi, e roteai gli occhi per derisione appena scorsi le rune scelte: quelle dell’invincibilità, protezione, vittoria, forza… in Old English, Arabo, Egiziano, tutti insieme. Era da aspettarselo, pensai, e mi incupii piegando la testa di lato. Avevo avuto bei voti in Rune Antiche, ma era passato un bel po’ da quando avevo davvero pensato a loro ( il mio tempo era preso dalle Pozioni e dallo spionaggio). Ma non ero sul punto di fermarmi o arrendermi così, non quando c’ero così vicino. Oltre alle rune in Old English di protezione, presi a scrivere tante informazioni, quante potevo ricordare.
Posso quasi immaginare l’anima scura e magica pulsare fuori dal calice di Hufflepuff, nascosta sotto il parquet nel retrobottega di Borgin and Burkes, a Knockturn Alley.
Guardai il gufo scuro volare via. Portava un pesante pacco avvolto in carta marrone appeso alle zampe, e arranca sotto il peso. Avevo già lanciato diversi incanti alleggerenti, ma evidentemente l’arco di frassino di Ravenclaw era sempre pesante, anche con magie per contrastarne il peso.
Quella era l’ultima Horcrux, eccetto Nasini ( dopo tutto, è improbabile che possa ammazzarlo sotto il naso dell’Oscuro Lord, ammesso si possa dire che ne abbia uno ). Scoprii il segreto nascosto a fondo nella mente dell’Oscuro Lord, e la stessa Horcrux nelle cupe profondità della Foresta Proibita. Dovetti stare assai attento in quella cosa – fin da prima della morte di Albus, le barriere di Hogwarts erano state rinforzate, e non consentivano l’ingresso di nessuno con il Marchio Oscuro.
L’arco era stato nascosto nel tronco di un frassino (sto pensando, troppi simbolismi con le bacchette? Il frassino è il legno della morte, che l’Osciro Lord con diligenza si impegna ad evitare… ). La manovra per recuperarlo fu facile; distrutte le protezioni, come il calice di Hufflepuff, decisi semplicemente di mandare Potter e lasciare che lui ci pensasse. Chiamatemi egoista, ma non godo a avere un Horcrux che mi esplode in faccia, e di conseguenza devo cavarmela con l’Oscuro Lord.
Le altre tre Horcrux erano andate. Albus distrusse l’anello, Potter distrusse il diario, ed è stato di fresco scoperto dall’Ordine che Regulus Black era andato dietro al lucchetto e lo aveva distrutto con un ben recitato Avadra Kedavra. Questo poi, e il falso recuperato da Potter e Albus prima della morte di questi.
Sirius Black diceva sempre che il fratello era uno smidollato. Lo conoscevo meglio io, sebbene fosse tre anni avanti a me. Probabilmente aveva scoperto il segreto dell’Oscuro Lord attraverso qualche azione irresponsabile di Bellatrix Black ( non potete immaginarla che si vanta di dare all’Oscuro Lord un posto per nasconderci un Horcrux? ) ed era di certo ben fiera di aver dissacrato un’antica fonte di auto conoscenza, poiché era per quello scopo che veniva usata la fonte nella caverna. Ricordo Regolus Black, un Slytherin scialbo e evasivo che ascoltava tutti e sapeva tutto. Non gli importava della faccenda del sangue puro – era una di quelle persone apatiche, a cui interessa solo vivere – si era unito ai Deatheaters solo perché così aveva deciso la famiglia. Ai raduni dei Deatheaters, se ne stava spesso indietro e guardava annoiato. Immagino che non volesse partecipare ad alcun attacco e disprezzasse l’Oscuro Lord per aver diviso la sua famiglia. Forse era quel fatto a condurlo a distruggere uno degli Horcruxes – la meravigliosa possibilità di ridere in faccia all’Oscuro Lord, e dimostrargli di aver scoperto il suo segreto.
Passo un po’ di tempo via a controllare le barriere e guardare la segreta bellezza della collina, prima di tornare dentro la casa. E’ inizio dell’anno, un fresco mattino di marzo, e la neve del precedente inverno si sta ritirando, lasciando dietro piccole pozze di acqua fredda e fango raggrumato. Canticchio il ritornello della “Ballata di Tam Lin”, la canzone preferita da mia madre, e verso una tazza di cioccolata calda da un thermos.
Mi trovo ad aver comperato il grosso delle cose dai negozi dei babbani, come dice Albus, è ancora troppo rischioso avventurarsi nel mondo stregonesco. Vero, ma sono ben cambiato. La gente mi ricorda smorfioso e sarcastico, con capelli untuosi e pelle pallida. I mesi alla Dodicesima Notte mi sono stati utili. A parte i raduni Deaheater e gli occasionali atacchi, ho passato lì il mio tempo, con Albus per sola compagnia. E con Albus non si può far a meno di prendere alcune delle sue facezie. Siccome ho un accesso limitato agli ingredienti da pozioni, devo passare il tempo fuori a far crescere le piante. La pelle si è abbronzata, e i capelli li ho tagliati al mento, un po’ arruffati, non più unti. Quello veniva da anni di mescolare pozioni in calderoni, e dal loro vapore. Mi mancano i giorni a Hogwarts. La missione è una di quelle che Albus chiama ‘valorose’. Mi chiedo se sia un sincero complimento, o una lieve provocazione per tutto quanto fa Gryffindor – se tutto va bene Hogwarts resiste, e l’Oscuro Lord cadrà.
Mi dico che sono melodrammatico. Questo non promette bene per le mie radici Slytherin, scatto tra me. Ma non c’è il consueto puntiglio. Ho scoperto che, quando sei ricercato per omicidio, le Case di Hogwarts non importano più. Puoi morire in ogni momento… non che sia uno che va per i sentimentalismi ( Albus implora che sia diverso, ma non ha sempre ragione. Ribatte che non ho sempre ragione nemmeno io, comunque).
Fisso la tazza di cioccolato caldo, le mani strette attorno al coccio per il calore, ma gli istinti da spia sono buoni, e non tradisco il minimo fremito quando Albus mi allarma dicendo, “Severus, l’Ordine ha una riunione."
Mi giro attorno, sollevo il sopracciglio, Albus raccoglie la sfida, e sorride dal ritratto. Certe volte, è facile dimenticare che è morto, e che davvero Albus mi sta parlando. “Oh, e con questo? Credevo sonnecchiassi."
“Informazione importante,” dice Albus. “Hanno distrutto l’Horcrux nel Calice di Hufflepuff."
Annuisco. “Bene. “dico. “Ne hanno un altro che sta andando da loro proprio in questo momento."
Albus ride in modo gioviale. “Sei proprio efficiente, Severus. Ti ho dato la missione di trovare gli Horcrux, e l’hai portata a termine in meno di un anno. In questo sei meglio di me."
Alzo le spalle. “Sto solo portando a termine il mio compito. Nagini è il solo rimasto. Troverò un modo di liberarmi di lei."
Albus dice, “Bene. Credi che Voldemort” – mi incupisco – “sappia della distruzione degli Horcrux?"
“Merlino, spero di no,” dico a fatica. “Credo di no, comunque. Davvero, sembra fregarsene di tutto, adesso. Ma tiene sempr Nasini vicina a sé. Non ho avuto occasione di avvelenarla, perché si nutre a caso di quello che cattura, e non è che posso spruzzare veleno su ogni creatura viva vicina alla Riddle House. L’unica maniera di distruggere Nagini è la Maledizione mortale o qualcosa del genere. Solo che così l’Oscuro Lord capirebbe di colpo e andrebbe subito a controllare gli altri Horcrux. Troverebbe che sono scomparsi, e darebbe la Crucio al grosso di noi, poi andrebbe e ne creerebbe degli altri.” Sospiro e sorseggio la bevanda raffreddata. “ Immagino che il solo momento in cui posso uccidere Nasini sia nella lotta finale, quando Potter e l’oscuro Lord si affronteranno l’uno contro l’altro – proprio prima di allora."
“Hmm,” dice intelligentemente Albus. Mi sento assai abbattuto, sulle prime – bene: è di aiuto certo! Poi guardo il ritratto. Non è nella cornice. Mi rendo conto che deve stare ascoltando attento alla riunione dell’Ordine, e prendo l’occasione per finire la bevanda.
Per qualche minuto c’è un silenzio rasserenante, poi Albus torna nella cornice, canticchia l’ <Habanera> dall’opera <Carmen> di Gorge Bizet. Lo guardo con un’aria che chiede senza mezzi termini: spiegati. Si siede dietro la sua ’cattedra del Preside’ nel ritratto e “Stanno lavorando per scoprire tutte le barriere attorno alla Riddle House,” annunciò ridanciano. “Quando avranno fatto, diranno che attaccheranno. Non è meraviglioso, Severus?"
Mi scruta. “Oh, sì, scommetto che è dannatamente meraviglioso,” mugugnai. “Sarà abbastanza dura sbarazzarsi delle barriere erette dall’Oscuro Lord, lo sai."
“Oh, Severus, non essere così pessimista! E’ quel genere di inclinazione che non si accorda con nulla. Dicevi così anche per le Horcrux, l’altro anno.”Albus ammicca – il maledetto uomo ammicca – verso di me.
Penso ci sia un debole pulsare alle tempie, segno di un buon mal di testa. Grande. Quello proprio non ci vuole per la mia pazienza. Scelgo un’altra tattica. “Bene,” dico sollevando un sopracciglio, “Potrei essere là, e mi abbatterebbero. Sebbene penso che Mad Eye Moody prima mi torturerebbe, piuttosto. E riderebbe come un pazzo mentre lo fa,” feci freddo, come se fosse un secondo ripensamento.
Albus si incupisce, e non dice nulla. Non so dire se è preoccupato per la mia salute o se è infastidito da come gli ho rappresentato con efficacia Alastor <Mad Eye> Moody, paragonato a Bellatrix Lestrange. Se proprio devo, ammetto che è così. Entrambi sono brutti, fuori di mente, incredibilmente bravi nel gridare… mi ricorderò dell’occhio mancante per Belletrix, a suo tempo.
Ma non dici niente di quello. Vado avanti. “Lo sai quando?"
“Quanto è utile, Albus."
L’espressione divertita si sparge sulla faccia di Albus. “Lo so,” dice, la faccia increspata da un sorriso. “Ma..” Il sorriso sfuma. “Si sentono in qualche modo perduti,” dice placido, e si guarda le mani. Noto che sono entrambe ancora intatte, grinzose e vecchie per l’età. La destra non è annerita, come è stata per la gran parte dell’anno prima della morte. Albus fa combaciare i polpastrelli e dice, “Per quanto mi spiaccia, ero.. una sorta di capo nominale dell’Ordine. Ora che sono morto…” Allarga le braccia, indifeso. “La caccia agli Horcrux sta illuminando le loro prospettive, comunque, aggiunge. “Gli Horcrux sono stati scoperti essere reali, firmati da una persona misteriosa chiamata <la Fenice>. Ho detto loro che è un innominabile amico mio che ha acconsentito ad aiutare l’Ordine.” Solleva un bianco sopracciglio, e colgo la gioia in quel gesto. “Adesso, Severus, ti prego dimmi, quando è il tuo prossimo giorno di fiamma? Le Fenici sono di solito così schive , e vorrei sapere quando devi essere accorto con il tuo caratteraccio."
“All’incirca tra un minuto e mezzo,” intono con voce cupa, e metto su il mio ghigno patentato, diretto su al ritratto di Albus.
Albus ride.
